La corsa è un gioco – re-impariamo a giocare

Allenamenti, ripetute, lavori. 6-8 allenamenti settimanali (ma sì, mettiamoci anche un doppio che fa bene).

Controlla il tempo, recupera veloce, ricontrolla il tempo. Miglioro? Non miglioro???

Come non miglioro, mi sto facendo un CxxO così!

Sapete qual è il problema?

Ci sono sicuramente cause scientifiche per tutto questo, ma non sono un medico e non sarò io a dirvi che vi state allenando troppo. (a proposito di sovrallenamento, ho letto un articolo fatto benissimo che trovate su wikipedia : Sovrallenamento – Wikipedia – LEGGI QUI)

Vi parlo invece degli aspetti psicologici.

Molto spesso, noi amatori tendiamo a prenderci troppo sul serio, io in primis. Nel senso che ci alleniamo per migliorare e appena vediamo i miglioramenti ci buttiamo sugli allenamenti per continuare a migliorare.

Come coloro che sono in sovrappeso e si mettono a dieta stretta: vedono i primi miglioramenti drastici e si prendono bene stringendo ancora la cinghia.

Il risultato è che il corpo si affatica e reagisce abbassando il metabolismo. Quindi non dimagriscono più.

Noi runners facciamo la stessa cosa: presi dal migliorare, diamo fondo alle nostre energie, utilizzando ogni momento libero per allenarci.

E così ci dimentichiamo dell’aspetto più importante della corsa amatoriale: IL GIOCO.

Proprio pochi giorni fa ho avuto l’immensa fortuna di assistere ad un intervento di Giorgio Calcaterra all’Open Day Running Motivator.

In lui nulla dà la sensazione di pesantezza, mai un secondo ha parlato di sè come di un professionista. E’ indiscusso che Giorgio sia un grandissimo campione, ma il suo maggior pregio è proprio questo suo “non prendersi troppo sul serio”.

Lo senti parlare e ti rendi conto che si diverte. Che gioca.

Invece noi, che campioni non siamo, arriviamo ad un punto dove ci teniamo sotto controllo come degli atleti professionisti, senza averne il fisico, l’esperienza e il talento.

Vi racconto un aneddoto (un nanetto come diceva un qualche mio prof del liceo). Ho avuto qualche tempo fa l’onore di un pranzo con il grande Renato Canova che raccontava di un suo allenamento su campioni del calibro di Panetta. L’allenamento era un fartlek. Gli atleti gli domandano che fartlek e lui dice: quando fischio andate forte più che potete, recuperate quando fischio di nuovo. peccato che non si sapeva quanto tempo durasse questo intervallo.

Detto così duretto come lavoro, ma il risultato fu che gli atleti si misero a giocare tra di loro e nessuno si stoppava più ai fischi di Canova, ma continuavano. Giocavano a chi arrivava primo.

Ecco, di questo ci dimentichiamo e ci sfiniamo muscoli e mente: CI DIMENTICHIAMO DI GIOCARE.

Il mio compito per le prossime settimane non è di correre delle gare, ma di riappropriarmi del gioco.

E vi consiglio di fare altrettanto.

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RunningCharlotte
RunningCharlotte
Perché la corsa è uno stile di vita e ad ogni passo ci fa crescere un po’ e perché non bisogna essere campioni per correre, basta mettere un passo dietro l’altro. Keep in running.
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