Corsa e Terapia: RunTherapy

Oramai ci ho fatto il callo: l’amore è un sentimento completamente stupido. E’ bellissimo, vitale, ti porta avanti, ti inebria. Ma è totalmente privo di senso pratico. Come un poeta ubriaco: riesce a farti sognare, ma non sai mai dove finirà, se svenuto per terra, in bagno a vomitare o a letto a far l’amore.

Ho reso l’idea?

 ( a questo punto, se questa fosse una discussione, i benpensanti mi interromperebbero dicendo che il vero amore è caritatevole, consapevole e maturo e che io sto parlando di cose di poco conto come l’infatuazione. Ecco, se state pensando questo, evitate di leggere e rimanete nelle vostre certezze perchè siete così fortunati da fare ancora distinzioni)

Torniamo all’amore.

E alla corsa.

Ieri riflettevo con un amico sulla dinamica dell’amore, sull’altalena che ci porta un giorno in cielo e poi ci fa vorticosamente scendere.

E dietro noi, che cerchiamo in tutti modi di prendere quest’altalena e metterla su una rotaia, appianarne i picchi, innestarle le ruote, legarla ad un filo. Come se fosse possibile. E non capiamo perchè continua , invece, ad oscillare nei nostri cuori.

Odi et Amo declamava Catullo (poeta alquanto ebbro direi 😉 ) e così è.

E più forte ti amo e più forte ti odierò.

In qualche modo sono comunque convinta che correre possa essere un calmante. Mentre l’altalena va sempre più in alto, la corsa è come un lazo che ti prende e ti frena, portando l’altalena a volare più in basso, come un’amaca che ti culla.

Infatti, se conosceste tanti runners quanti ne conosco io, vi rendereste conto che i problemi di cuore sono direttamente proporzionali alla quantità di chilometri fatti.

Torno indietro con il pensiero e vado alla Maratona di Roma 2015. L’ultima gara che ho corso con la musica. Nelle orecchie una compilation di artisti non del tutto mia, un portfolio tra Ministri e Afterhours che riportava l’altalena tra le nuvole. Il tentativo di andare alla ricerca del dolore perfetto per rimettere il mio cuore sulle rotaie piane.

Poi La Maratona di Nizza, 6 mesi dopo, mi ha trovata da sola, con il senso dell’abbandono tra le mani. Senza nè musica e nemmeno orologio. Alla ricerca dell’assenza per metabolizzare un’assenza troppo pesante da sopportare.

Poi quest’estate.  Mi sono iscritta al Trail di Sestrière da 43 km solo per poter non pensare per 6 ore. Con il solo obiettivo di avere i muscoli così doloranti da non pensare al muscolo più importante, il cuore. Peccato no averlo corso per motivi meteorologici, così la pioggia ha lavato via solo i sentieri ma non il pensiero di essere la seconda scelta per qualcuno.

Un’incessante ricerca della linea piatta dell’elettrocardiogramma, per appianare ogni dolore, ma anche ogni gioia.

Dedicherò questa Maratona al cambiamento.

Cari runners, noi che cerchiamo di trasformare l’altalena in una culla correndoci insieme, sappiate che invece dovremmo lasciare che il movimento si plachi da solo, senza spingerlo.

Correte sereni, sapendo che andremo prima o poi nella direzione giusta.

Semplicemente cambiate binario, correte su quello di fianco, quello che non vedevate, ma c’è.

Buone corse.

RunningCharlotte
RunningCharlotte
Perché la corsa è uno stile di vita e ad ogni passo ci fa crescere un po’ e perché non bisogna essere campioni per correre, basta mettere un passo dietro l’altro. Keep in running.
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