La corsa misura la felicità? Rischi dell’over runner.

“Bella la cena di ieri vero?”

“Sì, sì, ma stamattina correvo male… la prossima volta niente aperitivo”


“Ciao, oggi sto con la mia amica che ha bisogno di me”

“E non corri???”


“Sono felice, ho conosciuto una persona stupenda”

“Sì ok. Sai che oggi ho fatto 6×1000 e andavo fortissimo?”

Quante volte vi siete scoperti a ragionare così? E quante volte qualcuno vi ha risposto così?

Noi runners, soprattutto noi tapascioni, impariamo con il passare del tempo (alle volte basta qualche mese) a trasformare la nostra vita ritagliandola sulla corsa.

Io stessa mi ritrovo ad abbandonare gli amici il sabato sera a favore del lungo domenicale, o a costruire vacanze e viaggi sulla tabella di allenamento. Tutto normale e giusto, vogliamo dare il meglio di noi, ma qual è la misura?

Qual è la giusta misura del runner?

Quando ci prepariamo per gare importanti (per noi) e siamo nel clou dell’allenamento, ci viene naturale sacrificare un po’ di vita in visione dell’obiettivo e, personalmente, ritengo sia parte del training di un raunner. Il sacrificio è parte fondamentale della corsa.

Quando però la chiave di (s)volta della giornata diventa la corsa, anche se siamo in fase di recupero, allora il problema si manifesta nella sua interezza.

Lo sapete quanto amo il mio spazio d’aria, la mia corsa e sapete quanto mi fa stare bene, ma alle volte mi scopro a pensare che quell’ora sia la sola ora che vale.

Dopo, si ritorna alla vita che riteniamo noiosa, anche se si tratta di una bella domenica in famiglia.

La domenica corriamo la mattina e poi: “che noia, c’è il pranzo con mia moglie” – “che stanchezza, vorrei dormire e invece…”.

Se per giunta siamo costretti per cause di forza maggiore a rinunciare alla corsa, la giornata può volgere al peggio. Conosco chi ha corso la mattina del suo matrimonio.

Tra amici si parla solo di corsa, tra innamorati il tempo sui 1000 m vale quanto un aperitivo in terrazzo, il discorso scivola su GPS, velocità e modelli di scarpe.

Quasi che oltre alla corsa non ci sia null’altro di importante.

Noi ESAGERIAMO.

Io stessa mi ritrovo a pensare sia una delle parti migliori della mia vita.

Apro quindi la riflessione e consiglio un esercizio: pensate ai momenti più belli degli ultimi 12 mesi: quanta corsa c’era?

Vi racconto i miei:

  • Maratona di Milano
  • Matrimonio di Arianna (non ho corso)
  • Trekking con Francesca (non ho corso)
  • Natale (di sicuro ho corso)
  • MonferRun (direi che ho corso)

e poi ci metto tutte le domeniche mattina al Valentino, le corse alle 6.15 con le ragazze del gruppo, la preparazione della Maratona di Milano, il trail a Courmayeur, l’Aosta-Becca di Nona…

Insomma, la corsa c’è.

Sempre.

Riflettiamoci: è troppo?

 

RunningCharlotte
RunningCharlotte
Perché la corsa è uno stile di vita e ad ogni passo ci fa crescere un po’ e perché non bisogna essere campioni per correre, basta mettere un passo dietro l’altro. Keep in running.
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