La Marmellata di Vita – riflessione sull’energia

I 35 anni per una donna significano decisioni.

Non che siano tanti ed io me ne sento parecchi in meno, ma inizia ad essere troppo giovane per non essere accompagnata e troppo vecchia per scelte impulsive.

Io non sono accompagnata e inizio a pensare che potrei anche non esserlo mai, non che la cosa mi sconvolga più di tanto. Forse perchè sono una da scelte impulsive. O almeno da scelte.

Ho riflettuto in questi ultimi giorni su come comportarmi e sul perchè sono così. Mi sono sempre sentita sbagliata onestamente. E ho cercato anche di porre rimedio e di plasmarmi a forma di acqua cheta.

Ma non puoi imprigionare l’acqua per troppo tempo, diventa paludosa.

Tra dieci giorni parto per un trekking, il GR20, il mio preferito, il viaggio più bello mai fatto. L’ho scelto con la consapevolezza di averlo già conosciuto, ma l’ho vissuto da acqua in gabbia. Parto sola, con il mio zaino e la mia tenda. Arriverò sola? Non si sa.

La scelta perplime mia mamma, incapace di vedermi anima solitaria e felice senza una metà.

E’ che due metà non fanno un intero. Preferirei essere intera io.

Ho cercato di comprendere perchè sono fatta così: indipendente, intollerante, libera. E, soprattutto, perchè continuo a cercare di porre i confini al mio torrente. Come se nello scorrere ci fosse qualche difetto.

Vi spiego la metafora della marmellata.

Ho pensato a tutte le donne che hanno preso il loro fiume e lo hanno messo in casa, come se si potesse allevare un leone in giardino.

Donne presumibilmente felici, affidabili, devote. Donne che la domenica preparano il pane fatto in casa e la marmellata, vestono di colori pastello e pasteggiano ad acqua per preservare il fegato dall’alcool (come se fosse una cura per le delusioni che il loro fegato incassa).

Ho annusato profondamente e ho sentito il profumo della marmellata di albicocche e della naftalina degli abiti.

Poi ho riguardato il mio viaggio alle porte con altri occhi.

Io non amo la marmellata di albicocche. Io amo la marmellata di vita.

Io mangio pane (in realtà gallette che il lievito mi dà noia) e marmellata di vita.

Io scelgo d’impulso, vivo pienamente. Comunico, mi arrabbio e amo finchè la mia marmellata non ha il profumo dolce della libertà.

La libertà di scegliere sempre quello che si ritiene giusto, la libertà di amare senza condizione, di vivere senza porsi il problema di farlo. Forse l’ultimo anno è stato un anno statico.

Ho sognato di essere lì a tagliare le albicocche.

Ho desiderato prendere il fiume e metterlo in vasetto.

Ma non si può ingabbiare il mare.

La Marmellata di Vita non si mette in vasetto, ci si fa il bagno.

E vi assicuro che è buonissima.

Ora preparo lo zaino.

RunningCharlotte
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Perché la corsa è uno stile di vita e ad ogni passo ci fa crescere un po’ e perché non bisogna essere campioni per correre, basta mettere un passo dietro l’altro. Keep in running.
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Showing 5 comments
  • windfull
    Rispondi

    La libertà è una scelta, indubbiamente, ma questa può trovare respiro anche nella condivisione. La donna stereotipata nelle tue righe, potrebbe sentirsi libera realmente nella sua marmellata di albicocche, proprio perché ha fatto di questa un percorso deciso senza costrizioni. Lasci trasparire un velo di denigrazione verso quell’immagine di donna devota, quasi l’opposto e l’impulsivo fossero il bene e il monotono la via da evitare.
    Ti scrivo da persona interessata e da lettore del tuo blog e, ancor di più, da sportivo con i suoi continui pluri-allenamenti settimanali, le sue avventure fuori porta, i suoi viaggi di esplorazione, ma anche con attimi di marmellata alle albicocche o alla fragola (che preferisco). Amo l’impulsività (lo sono stato tante volte lungo il sentiero della mia esistenza), ma non escludo mai la convivenza di questa con orizzonti di calma e razionalità. In fondo, la bellezza dell’essere umana sta anche nella sua capacità di creare commistioni fra elementi tra loro apparentemente antitetici.
    My two cents!
    Un abbraccio e buone corse.
    Mario

    • RunningCharlotte
      Rispondi

      Ciao caro Mario, mi sono presa il tempo di risponderti. Tendo a reagire e non a rispondere alle volte, ma tengo enormemente a questo articolo perchè mi tocca nel profondo e merita risposte accurate 🙂
      Intanto, se mi permetti perchè non vuole essere offensivo, tu la vedi da una prospettiva maschile che in qualche modo è influnezata da modelli di donne che ha incontrato lungo il suo cammino. Questa prospettiva non è la stessa mia, perchè in questo caso parlo di me e non di chi ho incontrato. Di me e di come io sono.
      Molto spesso, mi sono chiesta se il mio carattere energico e il mio fiume in piena fossero il modo gusto di vivere. Me lo sono chiesta per due motivi. Il primo è che il fiume in piena è fantastico, ma alle volte tende a distruggere. Il secondo motivo è che questa mia indole spaventa ed è il motivo per cui facilmente io vivo una vita solitaria.
      Recentemente sono moltissimi coloro che mi hanno “consigliato” di “mettermi in vasetto”. Di stare buona e tranquilla, di imparare ad avere pazienza e a stare calma. Sono virtù (ammesso che siano virtù) che tuttavia non mi appartengono. Eppure l’ho fatto. Ho atteso, ho portato pazienza, ho cercato di ascoltare e capire. Finchè il vasetto non è scoppiato lasciandomi sola e a pezzi. Il mio grande amore mi ha preferito una donna calma che tollera qualsiasi cosa, devota e silenziosa. Tutto questo mentre il mio fiume in piena distruggeva me questa volta.

      Ho 35 anni e sono single. Per indole e non per scelta. Perchè rifuggo chiunque mi metta dei confini o pretenda da me atteggiamenti devoti che non mi appartengono.
      E no, non denigro nessuno. Solo non approvo, trovo che auto limitarsi sia un’offesa verso se stessi. Accettare con devozione ciò che ci fa star male è un insulto alla nostra intelligenza.
      Capisco che ogni tanto la marmellata calda faccia bene (anche io di fragole) e che ogni tanto abbiamo bisogno di riposare.
      Ma ti assicuro che se io decido di fare la marmellata è una mia scelta, non un ruolo che ricopro “perchè si fa così”.

      Ecco, mettila così: forse più che un fiume, io devo imparare ad essere il mare, infinito e calmo, ma anche tempestoso alle volte. Ti butto lì una domanda: se prendi un vasetto e provi a riempirlo di mare, quello che prima era mare nel vasetto diventa semplice acqua.

      (parlerei ore di queste cose, ma un commento su un blog non permette dialogo, ma solo dei quasi-monologhi)

      ti abbraccio Mario

  • windfull
    Rispondi

    Buongiorno Carlotta,

    con piacere leggo la tua risposta che è fonte di spunti molto interessanti.
    Comprendo e apprezzo quanto scrivi e rispondo al tuo quesito finale condividendolo (sarebbe pressoché impossibile ritenere che il mare rimanga tale se costretto in confini troppo stretti per la sua vastità).
    Nonostante tutto, ritengo di essermi spiegato male e di essere apparso eccessivamente critico. La libertà di scelta e un’indole che non desidera essere ingabbiata vanno di pari passo e sono da alimentare, giorno dopo giorno. Sono inoltre apprezzabili dal mio punto di vista perché denotano la profonda capacità in un individuo di sapersi affermare in quanto tale, senza la necessità di fragili sovrastrutture alle quali aggrapparsi.
    In sostanza, apprezzo profondamente quello che dici essere, ferma e ancorata nella tua impossibilità di fermarti o di limitarti in costrizioni dettate dal “ben pensare”. Lungi da me consigliare a chiunque di “rinchiudersi in un vasetto”, come tu stessa dici alcuni abbiano fatto con te recentemente.
    Il mio primo commento voleva invece prendere le mosse da una riflessione più profonda, ossia che in noi stessi convivano necessariamente aspetti tra di loro in antitesi: eccesso e moderazione. Non venire ingabbiati non vuol dire che manchino dei limiti, ma probabilmente questi sono differenti rispetto al “pensiero comune”. E’ come quando si corre e si esplorano territori sconosciuti: il viaggio appaga, emoziona, carica di adrenalina, ma anche il ritorno sa toccare il cuore con dolci emozioni… anche riprendere la strada da dove si è arrivati ci fa essere liberi.

    Diciamo che il dibattito sta raggiungendo alte vette “filosofiche” (mi perdonerai l’esagerazione del termine).
    Hai ragione, affidarsi a dei commenti in un blog non dà il giusto spazio alla nostra chiacchierata; ci vorrebbe una corsa nella quale poter parlare e confrontarsi…

    Un abbraccio.

    • RunningCharlotte
      Rispondi

      Carissimo Mario,
      non sei stato affatto troppo critico, sono io che desidero spiegarmi meglio.
      Sulla nostra dicotomia interiore ti do assolutamente ragione. Spesso, infatti, anche io mi scopro a desiderare una calma che non mi appartiene del tutto, ma che se ricerco riesco a trovare.

      Ho sempre pensato esattamente quello che scrivi. Dobbiamo esplorare il mondo, ma poi desideriamo tornare nei nostri punti fermi e goderne. Uscire, scoprire, espanderci e poi rientrare e portare la nostra energia addosso come un bell’abito.

      Una bella corsa “filosofica” sarebbe stupenda!

      • windfull
        Rispondi

        Direi allora che sia doveroso proseguire il confronto con una corsa “filosofica”… organizziamola in qualche modo!

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