Tipi da Gara – i 10 personaggi che non mancano mai ad una gara

Credo che questo articolo sia anche già stato scritto, ma francamente me ne infischio perchè è proprio un articolo che mi diverte scrivere.

Mi diverte perchè ogni volta mi stupisco di come il fenotipo di queste dieci figure faccia parte del DNA di ogni gara, tanto che quando ne rintracci uno dei dieci oramai inizi a ridere prima ancora di incrociarlo.

Ma quanto siamo prevedibili come esseri umani?

Ve lo chiedete mai?

Ricalchiamo il personaggio alla perfezione, fin da sembrare che ci stiamo giocando. Un po’ come le barzellette sull’avvocato, il carabiniere e l’ingegnere (o forse erano il medico, il carabiniere e l’avvocato?).

E quindi via, ditemi che non li avete mai incontrati:

Il tecnologico

Guarda compulsivamente il suo orologio GPS. Lo guarda ad ogni 500 metri. Prima la media al km, poi la velocità puntuale. Il battito, il passo… Prima di partire si aggiusta le calze a compressione, predispone il GPS. Se vi corre vicino parte la crisi d’ansia a voi: ogni istante controlla il polso, borbotta e bofonchia. E’ agitato. Se rallenta accelera subito dopo aver guardato il gps, se va veloce controlla il battito.

Non pensa a correre, lo monitora come nel reparto rianimazione di un ospedale.

L’amico “pacemaker”

Non corre mai da solo. “Accompagna” un amico che sa che più o meno ha i suoi tempi. In partenza si nasconde dietro alla scusa che non sta gareggiando, ma che accompagna solo. Nei primi chilometri parte a ritmo e non smette mai di fare la cronistoria all’amico: ora fai così, abbiamo rallentato, allunga il passo.

Se si sente bene il risultato è che tira il collo al malcapitato finchè questo non gli dice “tu vai pure, io rallento”. A questo punto si schernisce un paio di volte, poi se ne va. All’arrivo se il risultato non è perfetto ha pure sempre la scusa che i primi chilometri ha dovuto rallentare.

Se non è in forma sta con l’amico e lo tortura di consigli. Al traguardo fa la faccia della vittima sacrificale: “grazie a me ce l’ha fatta anche lui”. Già…

Il chiacchierone

L’attaccabottone è uno di quelli che non sopporto. Non ama la corsa, lo fa per divertirsi e socializzare. Peccato che cerchi di socializzare sempre quando tu sei impiccato. Non riuscendo a rispondergli fai dei gesti che lui non capisce e continua a farti domande. Quando perdi la speranza lo zittisci. Solitamente si offende e se ne va.

L’ansioso

In partenza domanda a tutti che previsioni di gara hanno. Quale strategia? Quale passo? In gara cerca conferme. Nell’orologio, negli altri, sbuffa, spesso strappa quando teme di rallentare. Fa domande inopportune tipo “a quanto andiamo”, “ma il cartello non era giusto vero?”, “ma tu ti sei allenato tanto?”, “non bevi?”…

La soluzione è allungare e superarlo. Sempre non ti venga dietro.

Il casinista

Il massimo l’ho raggiunto durante un trail: lui pur di fare casino aveva la radio con musica dance nello zaino. Alla meglio urlano, incitano, salutano, ballano. Mentre tu cerchi concentrazione ti arrivano di fianco e si mettono ad esultare.

Il misogino

Quello che pur di non farsi superare da una donna muore. Li senti arrivare da dietro se sei davanti. Ti pestano i piedi, spintonano, si fanno largo. Io normalmente li faccio passare e puntualmente una volta davanti rallentano.

Se invece cerchi di superarli si piazzano davanti e non ti fanno passare. E’ una questione di onore…

Già…

L’esperto

Durante la gara dispensa consigli a tutti, ma alla fine parla solo di sè. Racconta tutte le sue ultime imprese epiche, di dilunga nei dettagli, parla di tempi, alimentazione, allenamenti. Se per caso ha già fatto la gara ti avvisa prima di ogni difficoltà: tra poco sale, tra un chilometro gira, questo è il pezzo facile… Lui che l’ha già fatta sa tutto. E ci tiene a farlo sapere.

Molto spesso sa tutto, ma i suoi risultati non sono un granchè. Troppo concentrato sulla favella per correre.

Il maleducato

Qui facciamo la distinzione tra il maleducato che gareggia e il maleducato che non gareggia.

Tra i runners diversi sono i dettagli maleducati: chi rutta, chi fa uscire l’aria da altri fori, chi bestemmia. Molti sputano senza guardare chi c’è dietro, altri ancora si soffiano il naso di lato proprio quando di lato passi tu.

Quelli che mi infastidiscono di più sono i ruttatori. Solitamente vanno molto orgogliosi di questa manifestazione sonora. Così la esasperano.

Il maleducato fuori gara invece strombazza e inveisce. Insulta i corridori con scuse che appartengono alla serie dei ritardi, ma alle volte invade la strada. Se sei donna gli epiteti si fanno soavi.

Il motivatore

Sono quelli che vogliono motivarti e aiutarti, quindi l’intento è positivo. Il problema è che non sanno nulla di te, quindi le parole di incoraggiamento spesso suonano come scoraggiamenti. A me ne hanno dette tante, le mie preferite sono state:

“dai che gli ultimi saranno i primi”

“non mollare, dai!” – detto quando stai superando una salita a tutta birra e in testa hai solo la riuscita la parola “mollare” suona come un “molla pure”

“dai che sei la sola donna in mezzo a tutti uomini” – manco fosse un vantaggio

“dai ora ti aiuto io” – mentre di fianco a te si materializza un podista mai visto che sta visibilmente peggio di te

“sorridi che almeno sei bella” 

“non preoccuparti perchè l’importante è partecipare”

Solitamente li supero tutti.

Il lamentoso

Succede ad ogni gara: quello che il percorso era tortuoso, il pavé era scivoloso, le salite erano troppe, la pioggia aveva bagnato la strada, le strade non erano chiuse, i rifornimenti erano pochi, le bottigliette d’acqua erano chiuse, il chip dava fastidio, il pacco gara era scarso…

Non ho mai sentito essere tutti contenti e basta, la critica ci va sempre. Aprire bocca va fatto, senza eccezioni.

Il caldo è troppo caldo, le strade del centro troppo strette e la pioggia troppo bagnata.

 

Scrivendo questi dieci personaggi ne ho in mente già altri… Ce ne sarebbero tantissimi.

Possiamo arrabbiarci o no, io preferisco sorridere e prenderci in giro, anche perchè ricordiamoci che, almeno una volta nella vita, siamo stati in ognuna di queste figure (io evito solo il maleducato)…

 

NB: ho messo tutto al maschile, ma vale tutto anche al femminile, compresa la misoginia.

Una donna che emette flatulenze non è una bella immagine lo so, ma è già stata vista anche questa 😉

 

tutte le vignette di questo articolo sono di Des Bosses et Des Bulles, un sito (e ora libro) di vignette magnifiche sulla corsa

Vi consiglio di seguirlo qui

www.desbossesetdesbulles.com

RunningCharlotte
RunningCharlotte
Perché la corsa è uno stile di vita e ad ogni passo ci fa crescere un po’ e perché non bisogna essere campioni per correre, basta mettere un passo dietro l’altro. Keep in running.
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