I Walk the Line: fantasie di neve al Bivacco Formaggino

Quando il piede affonda nella crosta di neve straventata spacca la superficie in una glassa croccante che rende il sogno reale.

Come rompere la superficie crepitante di un cremino, per scoprire che la crema dentro è una sorpresa meno sorprendente del cioccolato esterno. Solo che la neve spaccandosi non fa rumore.

Camminare con le ciaspole è una attività che sa essere talvolta frustrante: rallenta le ambizioni, obbliga a stoppare la corsa.

E a sprofondare nella leggerezza dell’indolenza, che di indolente non ha – quasi – nulla. Regala senza volerlo quel tempo raro, quel tempo per lasciare lo spazio al pensiero. Una attività meditativa.

Per raggiungere il Bivacco Formaggino, nascosto tra gli stecchi e le rocce come la casa di un elfo, si parte da Linsard, frazione di Perrero, in Val Germanasca (TO).

Il tragitto invernale più accessibile consiste nel percorrere la lunga poderale che una decina di chilometri porta al Lago di Lauson.

La scelta di un luogo con il nome di un lago valdostano – Lauson – mi quieta.

In queste valli il vento franco-provenzale spazza i crinali e porta il profumo di casa, anche se nello skyline di queste creste di famigliare non trovo molto. Ho la sensazione di essere dall’altra parte del muro di casa, nell’appartamento dei vicini.

Da un lato questi monti mi confondono l’orizzonte, dall’altro so che i piedi che li hanno attraversati hanno la stessa impronta dei miei.

La scelta della poderale, così lunga e spesso noiosa, permette di concentrarsi sul rumore del vento che gela la punta delle dita, oltre ai guanti.

Il mio occhio, come sempre, si sofferma sul dettaglio imperfetto, sulla decadenza delle case di montagna che si corrodono sotto al peso della neve e degli anni. Le toppe di modernità nei muri fanno mostra di sè come bende su arti di soldati in ritorno dalla guerra del tempo.

Ho sempre l’impressione di essere la sola che si perde nel dettaglio “brutto”. Quel dettaglio affascinante che per me è come trovare la goccia di cioccolato nel soffice del pandoro.

Si sale per quattro ore abbondanti nelle neve, spazzata dal vento che forma linee di livello come carte topografiche.

Il dislivello non è mai troppo, ma i chilometri esagerano la fatica.

Letamente, un passo dopo l’altro, fino al lago di Lauson, gelato e bianco come una patinoire natalizia in piazza.

Dopo il lago la linea da percorrere diventa evidente e taglia in quota, scoprendo tra gli alberi il profilo triangolare del Bivacco Formaggino.

Si dice che sorga nel luogo dove la Strega Infernaccia perse il suo potere lasciando le sue unghie adunche in una trappola del formaggio (leggi la favola completa) detta trabuciet. Infernaccia, strega ruba formaggio, in contrasto con l’eterea bellezza della Fata Lausinia, la fata del Lauson nel quale specchiava la sua immagine perfetta.

E vedi le unghie adunche della strega posarsi tra i tetti, congelati in perfide forme, per poi lasciare spazio al silenzio della mattina al risveglio.

Il vento arrogante si quieta solo dopo una notte di condivisione tra sconosciuti o quasi. Un vento di fiabe e magie.

Il bivacco al nostro arrivo era full. Ma in montagna, si sa, regna la voce di quella bontà dagli occhi di lupo. Quella regola non scritta del mio-e-tuo-che-è-nostro che ormai abbiamo perduto.

E gli 8 occupanti diventano 12 senza dovere di spiegazione.

Essere accolti da sconosciuti rende l’accoglienza un valore da custodire. Un valore che rimane racchiuso tra le pareti di roccia e che, se siamo fortunati, ci portiamo dietro nelle nostre città.

Il ritorno è silenzioso e meditativo come il pomeriggio della domenica dopo il pranzo di famiglia.

Mi è mancato solo di poter dormire sulla terra vibrante, nella mia tenda.

Ma lascio le vibrazioni del profondo ai climi estivi.

Fuori, la notte, il vento e il gelo rendevano l’aria adatta solo agli spiriti degli elfi.

Lausinia cantava al lago, tra le stelle che brillavano sulla neve.

Un soffio.

E via.

 

FOTO CREDITS: Marta Falco e Francesco Cecchi (quelle belle), io (quelle passabili)

Grazie a Marta, Marco e Francesco e ai ragazzi di intothewilderness.eu che ci hanno accolti nel bivacco come se fossimo degli ospiti di riguardo.

 

RunningCharlotte
RunningCharlotte
Perché la corsa è uno stile di vita e ad ogni passo ci fa crescere un po’ e perché non bisogna essere campioni per correre, basta mettere un passo dietro l’altro. Keep in running.
Recommended Posts

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: