La fragile femminilità della runner

Obiettivi, sudore, fatica. Chilometri su chilometri, senza fiatare. Piedi doloranti, labbra screpolate, che piova o ci siano trenta gradi.

Si corre.

Sempre.

“ma tu, qualcosa di normale, no? Anche in vacanza fatichi?”

No, io qualcosa di normale no.

Anche le mie vacanze sono così: zaino da 15 chili almeno, pianta la tenda, smonta la tenda, scarpe distrutte, caldo asfissiante o freddo polare. Dormire per terra, sulla terra, in un sacco a pelo ultraleggero.

Mentre le altre donne sognano pedicure, io sono cime di montagne, traguardi di gare estenuanti. Sto già pensando ad una ultra maratona a Giugno (non vi dico quale, ma è super storica) e al viaggio estivo, rigorosamente “no oil”.

Alcuni mi pensano invincibile, spesso io stessa detesto sentirmi fragile.

Fatico ad accettare aiuto, nella mia “autarchia sentimentale” grazie alla quale pretendo di non aver bisogno di nulla.

Non chiedo mai a nessuno, preferisco stare sola, pensare di guadagnare ogni singolo metro per me stessa.

Un carroarmato, un masso di granito, una donna dura, indipendente, forte.

Questa è l’immagine di me che ho.

E poi…

E poi mi ritrovo la sera, a pensare, e mi guardo allo specchio.

Vedo il viso un po’ segnato, gli occhi vivi, certo, ma con rughe sottili. Guardo le mie mani, anche in questo istante, che scrivono sulla tastiera del pc.

Sono così fragile.

Anche se non voglio mai essere presa in braccio, quando arriva quella mano che stringe la tua e ti accompagna all’arrivo, allora il cuore si sente leggero.

Quando impari a sorridere e lasciar che qualcuno ti aiuti.

Quando, invece delle solite spalle larghe, ti attribuiscono come caratteristica un dolce sorriso.

Non mi vedo in questa immagine, eppure sono io.

E’ quella parte di me che tengo nascosta, quella che sa commuoversi per la bellezza di una casa provenzale, quella che si avvolge di profumo al mughetto. Quella parte di anima fragile che rimane un passo indietro all’apparenza granitica.

Quell’anima che pochi colgono e che sa stare in disparte ed esce, solo, nei momenti migliori e purtroppo anche in quelli peggiori.

Indifesa.

Indifendibile.

Quella che proteggo da tutti, ma che, alla fine, è la fetta più dolce.

Anche quando viene maltrattata.

Benvenuta fragilità. Bisogna imparare, lentamente, ad essere fragili.

CREDITS:

Abbigliamento: Reebok Running – Maglia 1/4 Zip Running Jacket Giacca Hero Reflective Running JacketTights Activechill Running Capris

Shoes: Reebok Harmony Road 2Reebok FloatRide RUN Ultraknit

Photo: Francesco Gambino Photography 

RunningCharlotte
RunningCharlotte
Perché la corsa è uno stile di vita e ad ogni passo ci fa crescere un po’ e perché non bisogna essere campioni per correre, basta mettere un passo dietro l’altro. Keep in running.
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Showing 2 comments
  • Giovanna Catania
    Rispondi

    Sei meravigliosa.. non nascondere mai quella parte fragile. Quella che ha sofferto (e so cosa intendi) è la più incredibile.
    Giovanna

  • Sergio Giordani
    Rispondi

    E’ “L’arte di essere fragili”.

    Gran libro “il suo”, gran bel post il tuo.

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