Il Valtellina Wine Trail e l’inizio di un nuovo amore

Io e il Trail Running, che accoppiata complicata.

In molti mi domandano se io pratichi il trail abitualmente. La connessione è facile: corro lunghe distanze su strada e amo la montagna in tutte le sue forme.

Quindi dovrei per logica praticare trail running.

La risposta mi è diventata quasi noiosa, perché sempre la stessa: “No, io non corro in montagna. Mi piace camminare, scalare, sciare, andare con le ciaspole. Pianto tende, dormo in bivacchi e impazzisco per l’aria fresca del mattino sui colli. Ma, no. Non corro.”

Alle volte, se vedo che l’interlocutore è paziente, mi dilungo sulle frasi degli anziani che ripetevano senza interruzione che “in montagna non si corre”, oppure, se chi mi ascolta è un romantico, mi addentro nelle spiegazioni di come trovi cronometro e montagna due concetti incompatibili.

Io non corro in montagna!

Eppure mi occupo di corsa a 360 gradi, per cui, talvolta,sono stata portata a prendere parte a qualche gara.

 Luoghi bellissimi come quelli del Gran Trail Courmayeur, o percorsi diversi come la Limone Skyrace.

Gran Trail Courmayeur 2016

Inoltre ho una certa passione per il Vertical.

D’altronde, sono nata ad Aosta e la gara della mia città è da sempre l’Aosta-Becca di Nona.

becca di nona 2016 – comboe lago – photo cameranews.it – giorgio neyroz

Molti dei miei amici corrono in montagna, in effetti. Quasi tutti.

Io stessa, quando faccio delle escursioni, indosso scarpe da trail e in molti pezzi corricchio.

Ma no, io non corro in montagna.

Se, però, ripenso a quelle poche gare di trail running fatte, alle quali aggiungerei il CervinoXTrail, mi accorgo che mi sono sempre “presa bene”. Ho sempre terminato la gara felice. E quando sono felice… 

La seconda frase tipica su di me riguardo al trail è: “lascio andare avanti te. Tu vai forte”.

Niente di più sbagliato. Io in montagna sono lentissima.

Mettiamo che corra in montagna (ma non è vero, eh… è una supposizione). Ecco, se corressi, andrei piano.

Nessuno ci crede, perché su strada sono una di quelle che pubblicamente vengono definite IMBRUTTITE. GPS alla mano, occhi al cronometro e via di ripetute allo sfinimento.

In montagna invece mi perdo nei paesaggi, mi fermo spesso, sogno ad occhi aperti. Per questo non amo le gare di trail: attaccarsi un pettorale per poi fermarsi a guardare il panorama è un non senso. Ci si attacca il pettorale quando si gareggia, ma io in montagna non riesco a gareggiare.

No, io non corro in montagna.

Invece sabato 10 novembre ho corso il Valtellina Wine Trail.

Ventuno chilometri e circa mille metri di dislivello positivo. Una passeggiata.

Eppure questa volta qualcosa è cambiato. Ho corso. Ho corso per davvero, ho cercato di mantenere un passo, mi sono buttata (per quanto sia scarsa e non abbia tecnica) nelle discese e ho dato il massimo in salita.

Ho corso, non mi sono persa in fantasie e ho corso.

E incredibilmente l’ho adorato.

Ho corso in montagna e me ne sono innamorata.

L’inizio di un amore.

Già seguendo l’UTMB questa estate avevo percepito dei sussulti cardiaci. Ma, sapete, io mi innamoro sempre di tutto. Mi sono appassionata negli anni per la Maratona – amore senza fine – delle MTB da ragazza e poi delle bici da corsa, del trekking – che se la maratona è mio marito, il trekking è il mio amante storico – dell’alpinismo, dello sci di fondo, del pilates, sento vibrazioni quando faccio yoga, quando cucino, quando leggo romanzi storici e anche quando studio.

La verità è che guardando chi arrivava, tra gli ultimi,sfatto dalla fatica al traguardo a Chamonix, ho desiderato essere uno di loro. Anche il più lento, ma ho desiderato di poter vivere quell’emozione.

Nel frattempo qualche giro montagnino è passato e poi c’è stata Lei, la Maratona di Berlino e mi sono un po’ scordata del trail.

Peccato, però, che nei negozi sportivi ho iniziato a osservare con attenzione suole e mescole delle scarpe da trail, ho seguito le vicende Kilian-Emelie-figlio in arrivo, ho cominciato a seguire su Instagram sempre più account di trail runner.

E così, ogni tanto, un segnale di batticuore compariva. La foto di un volto un po’ infangato, di un arrivo al Tor, di una corsa solitaria vista Monte Bianco, o di un ginocchio sbucciato ad un arrivo.

Ho provato anche io, riuscendoci, a sbucciarmi al Parco delValentino, ma non è stata una cosa molto soddisfacente.

Poi una mattina sono uscita e sono andata in collina aTorino, su per i sentieri. Ho corso, corso per davvero. E mi sono sentita viva.

Per questo mi sono iscritta al Valtellina Wine Trail. E ora ve lo racconto.

Il mio Valtellina Wine Trail.

Nel 2017 avevo partecipato alla 12 chilometri con Cristina. Non avevo corso, avevamo per lo più camminato. Non mi importava di correre. Ero lì per lavoro e volevo scattare foto con calma.

Quest’anno, invece, volevo provarci.

Siamo partiti da Torino la mattina presto e alla partenza,nel primo pomeriggio, Karen, Sara e Federica erano eccitate. Karen e Fede sono forti nel trail, decisamente più di me. Sara non l’avevo mai vista correre in montagna.

Cristina, con il suo gruppo MICS l’avrebbe presa con calma,lo sapevo.

Siamo partiti bene. Io mi sentivo emozionata.

Ero consapevole di non essere allenata per quel tipo di gara, ma sapevo che l’avrei amata.

Il Valtellina Wine Trail è una gara su due distanze – 42 e21 chilometri – che attraversa i vigneti valtellinesi tra Tirano e Sondrio,passando da borghi e cantine dall’incredibile fascino.

Alla prima salita ho provato a correre, ma la mia carenza di allenamento mi ha fatta fermare a più riprese. Normalmente mi sarei arresa al piccolo passo, ma questa volta no.

Volevo terminare in tre ore, lo desideravo.

Nei tracciati piani o in falsopiano ho ripreso la corsa.

Il terreno qui è morbido tra i filari, alternandosi all’asfalto nei paesi e alle strade carrarecce.

Il meteo poco clemente ci ha risparmiato piogge torrenziali, bagnandoci solo qua e là.

Un susseguirsi di viti inerpicate sulle pendici di queste montagne tanto simili a quelle di Aosta e di meleti profumati.

Muretti a secco e case di pietra scura. Cantine dai profumi di mosto e di legno di botte. Fino a sera, fino alla discesa a Sondrio.

Ho corso quasi sempre, tenendo sott’occhio il GPS, fino ad arrivare a stupirmi del risultato.

Un risultato non certo eccellente, che mi ha fatto passare al traguardo dopo Karen, Fede e Sara, ma di 21 minuti migliore delle mie aspettative.

Due ore e trentanove minuti per questi ventuno chilometri.

Fino in fondo, senza mollare, senza smettere di amare per un solo metro questa nuova avventura.

Come in ogni storia d’amore sono ancora nel periodo delle farfalle nello stomaco, ma so riconoscere quando una passione tocca le corde giuste.

Per questo il 6 gennaio parteciperò alla Corsa della Bora a Trieste. Cinquantasette chilometri di Carso e storia d’Italia.

Ora devo solo imparare la tecnica… ma so già chi mi aiuterà.

RunningCharlotte
RunningCharlotte
Perché la corsa è uno stile di vita e ad ogni passo ci fa crescere un po’ e perché non bisogna essere campioni per correre, basta mettere un passo dietro l’altro. Keep in running.
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