Correre è la Fine del Mondo

Sono fermamente convinta di un concetto:

Per crescere bisogna esercitarsi in ciò che non siamo capaci di fare

Il 2018 è stato un anno che ha parlato secondo la lingua della Maratona. I 42 chilometri sono per me il grande amore e, forse, ciò che mi riesce anche meglio nella corsa.

I 42 chilometri sono la “mia” distanza, preparare una Maratona per me è una festa, un momento di gioia, è l’inizio di un periodo di allenamenti nei quali mi sento “a casa”.

Nel 2018, di Maratone, ne ho corse due, una più memorabile dell’altra. Boston ad aprile e Berlino a settembre. Una mi ha insegnato la fatica e l’umiltà, l’altra a credere in me stessa e ad essere indipendente.

Il 2018 è stato l’anno del risultato desiderato, l’anno di quelle 3 ore 8 minuti e 20 secondi che mi hanno resa orgogliosa di me, che mi hanno fatta sentire una Maratoneta.

Credo però che i grandi amori vadano assaporati con pazienza e parsimonia, vadano coccolati e accuditi, per non spegnersi.

Per questo in questa prima parte dell’anno abbandono la Maratona per dedicarmi ad una disciplina che non ho mai compreso fino in fondo: l’ultra trail.

Ho voglia di provare qualcosa che non so fare, qualcosa che non ho mai fatto, per tornare alla Maratona più ricca, più matura, più esperta “nelle cose della vita”.

A settembre ho partecipato da spettatrice all’UTMB (Ultra Trail du Mont Blanc, leggi qui l’articolo) e ho visto negli occhi dei concorrenti una sfumatura che a me manca: la pazienza, unita con la fiducia.

I trail runner, dal più forte al più lento, mi passavano davanti sorridenti, distrutti, sfiancati dalla fatica, ma nei loro occhi vedevo sempre la solita mite allegria.

Pur essendo stanchi, dopo magari 70, 80 chilometri di gara, era difficile vedere lo scoramento tipico di una gara su strada. Sorrisi, lacrime, sudore incrostato nelle rughe del viso, ma mai tristi, nè sfiduciati.

Solo la pazienza di arrivare, finalmente, al traguardo senza perdere un solo dettaglio di questa esperienza.

E’ stato lì che ho iniziato a pensare che se la Maratona di Berlino mi avesse dato ciò che speravo (allora mancavano due settimane a quel giorno), dopo avrei voluto dedicarmi all’ultra trail.

A me manca quella qualità, la pazienza e, alle volte, mi manca la fiducia. Ho fretta di migliorare, di arrivare al risultato.

Cosa avrei dovuto fare dopo Berlino?

Ricominciare ad allenarmi per la maratona successiva sperando in un PB, probabilmente. E poi ancora una, e un’altra.

Vedo troppi podisti andare alla spasmodica ricerca del quarantaduesimo chilometro con la speranza di vedere un numero desiderato sul tabellone orario. E ne vedo altrettanti disimparare il gusto dell’attesa. Saper aspettare, imparare la pazienza, è una dote imprescindibile.

Per questo ho deciso: che UltraTrail sia!

Ho preventivamente acquistato il pettorale per la Maratona di Chicago di ottobre 2019, come monito, e poi ho scelto la mia gara di UltraTrail.

Ushuaia by UTMB.

L’organizzazione è quella di UTMB International, ma luogo e periodo di gara sono differenti. Il luogo è uno dei luoghi sulla terra che ho più amato: la Terra del Fuoco, in Argentina. Le distanze sono quattro  e io che credo che per cominciare possano essere sufficienti i 50 chilometri. (che ne pensate?)

Il periodo perfetto per permettermi di allenarmi almeno un po’: il aprile 2019.

La compagnia eccezionale. Con me verrà la mia amica, giornalista e fotografa, Francesca Grana, che si occuperà di cogliere i momenti più difficili della gara, le mie espressioni più strane.

Francesca ed io a Boston dopo la Maratona

Francesca sarà la custode in immagini di quella espressione di mite gioia, pazienza e fiducia che vorrei vedere anche nei miei occhi.

Per fare questo dovrà correre anche lei. Lei, come me, di trail non sa nulla. Sarà un percorso di crescita, insieme. Ad aiutarci sarà Fulvio Massa.

Fulvio è fisioterapista, esperto in riabilitazione, recupero funzionale, preparazione atletica e riatletizzazione. Giornalista iscritto all’albo, autore di centinaia di pubblicazioni tecniche e Autore di “Il Trail Running” (2004), “Il Manuale del Trail Running (2014), “L’uomo e la corsa” (2016). Dal 2003 scrive con continuità sulla rivista “Correre”. Consulente tecnico del Team Salomon Italia, Tecnico Istruttore FIDAL, fa parte dello Staff Tecnico della Nazionale Italiana di Trail Running, è allenatore di atleti di livello professionistico e amatoriale.

A proposito della rivista “Correre”, ci vedrete sul numero di marzo e su quello di giugno per parlare di noi, della gara, delle emozioni, del viaggio.

Al nostro fianco, come partner tecnico, una brand che nel trail ha da sempre fatto dell’innovazione e della motivazione un suo cavallo di battaglia: New Balance.

Il sottotitolo di questo progetto potrebbe essere “trail for dummies”, ma preferisco “Correre è la fine del mondo”.

Perchè solo la corsa poteva regalarmi anche questa nuova emozione.

Seguiteci ogni settimana su www.runningcharlotte.org

Le scarpe che ho usato per questa corsa sulla neve ai piedi del Gran Paradiso sono le New Balance Summit Q.O.M. .

Questo modello con suola in Vibram® garantisce trazione e ottimo grip. La tomaia robusta sostiene il piede e la punta rinforzata protegge le dita da urti e pietre.

Perfette per corse brevi su terreni molto accidentati e scivolosi, come questi 10km su fondo ghiacciato e neve dura.

RunningCharlotte
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Perché la corsa è uno stile di vita e ad ogni passo ci fa crescere un po’ e perché non bisogna essere campioni per correre, basta mettere un passo dietro l’altro. Keep in running.
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Showing 4 comments
  • MARCELLO VENTO
    Rispondi

    Ti invidio! Complimenti per la scelta e buon divertimento!

  • monica
    Rispondi

    Wow che bel progetto. Sono stata in Argentina e è fantastica, ti invidio un po’, ci vorrei tornare. Un grosso in bocca al lupo

  • RunningCharlotte
    Rispondi

    Io sono stata a Ushuaia nel 2012 e avevo amato quelle terre al confine del mondo. Questa volta risaliremo passando dal Chile, che invece non ho mai visto. Sono molto emozionata!

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