Aria di Patagonia, quando correre è la fine del mondo

Sono tornata dalla Patagonia e la vita normale mi ha presa a onde i faccia come un oceano arrabbiato.

Mentre ancora nei miei occhi soffiava il vento delle praterie patagoniche, lavoro e traffico mi hanno fatta affondare in un mare di delirante quotidianità.

Ma come si fa a tornare alla normalità dopo la Patagonia?

Mi sento come un alpinista che rientra alla base dopo aver ammirato il mondo dall’alto. Lo capisco, il mitico Walter Bonatti, che dalla vetta del K2 si è rifugiato nel deserto vivo dei guanachi. Comprendo il silenzio.

Ho imparato ad ascoltare il vento.

La Patagonia è la terra dei romantici.

In Patagonia non ci sono solo le vette altissime, in Patagonia c’è un’aria che ti gira intorno come il canto delle sirene.

Ma in Patagonia, ce mi chiedete esattamente cosa c’è, non c’è niente. Ed è questo niente che la rende la terra dei pensatori, di chi si auto-emargina, di chi va alla ricerca di quello che rimane oltre alla civiltà.

In Patagonia l’aria ha un storia, raccontata dal vento, che è antica di mille secoli.

E io cercherò di raccontarvi quello che non si vede, il vento che riempie ogni spazio, il canto della terra.

Correre in Patagonia.

Questo viaggio è iniziato perchè nel 2012 io, della Patagonia, mi sono innamorata.

Quando UTMB International ha lanciato il suo tour di gare presentando Ushuaia by UTMB, la notte è venuto a trovarmi il vento.

Io amo, il vento. Mi piace sentirlo fischiare e mi piace vederlo alzare la neve sulle cime. Il Sud del continente americano risuona del canto del vento ed è ascoltando il vento che questo progetto ha preso forma.

Se un giorno avrete l’occasione di guidare su una strada di terra battuta del Parco Nazionale delle Torri del Paine, sarà il vento ad accompagnarvi. Un’aria che ruzzola giù dalle cime di granito e che arruffa il pelo dei guanachi.

Il mezzo migliore per godere di questo nulla così affascinante, sono le vostre gambe.

Correre su queste strade ha la frequenza esatta della libertà.

Qui, in mezzo al niente più bello, il GPS non segna i chilometri con la stessa cadenza della città. Qui il GPS suona una melodia che si avvicina alla perfezione della corsa degli animali.

Da bambina giocavo a correre con un puma. Questa bestia dalle zampe forti era la mia raffigurazione della corsa.

Il Puma è il più pericoloso predatore di queste montagne e non conosce costrizioni.

Libero si arrampica sulle rocce per guardarti dall’alto.

In Patagonia, io sono stata per un secondo il Puma, correndo nel vento.

RunningCharlotte
RunningCharlotte
Perché la corsa è uno stile di vita e ad ogni passo ci fa crescere un po’ e perché non bisogna essere campioni per correre, basta mettere un passo dietro l’altro. Keep in running.
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Showing 2 comments
  • margantonio
    Rispondi

    Descrizione entusiasmante e foto bellissime…chissà un giorno

  • doodlemarti
    Rispondi

    La Patagonia è uno di quei posti che voglio vedere assolutamente. E credo che potrei avere le tue stesse reazioni. Credo che mi emozionerei tantissimo 😄

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