Corsa e autismo – Luca Corre

Quando Grazia mi scrive se lei e suo figlio Luca, autistico, possono venire agli appuntamenti di corsa e camminata in collina che sto organizzando con Torino Donna, la prima cosa che le chiedo è se Luca è in forma, perchè per camminare e correre il requisito fondamentale è che si riesca a fare quello sforzo.

Io non so nulla di autismo.

Grazia mi dice che Luca cha appena compiuto 18 anni a dicembre, che sarebbero venuti entrambi e che di certo è un ragazzo giovane e pieno di energie. Io non vedo impedimenti, anche se lei mi chiede più volte se sono sicura che la cosa non rechi disturbo agli altri del gruppo.

Nella mia mente l’autismo è una realtà del mondo umano e come tale va integrata ed accettata, non riesco a capire come possa infastidire qualcuno. Il mio timore risiede solo nella mia ignoranza: come si insegna a correre ad un ragazzo così?

Io sono una persona ingenua, talvolta e testarda, sempre. Non trovo nessun motivo valido per non avere Luca con noi. Luca ha 17 anni, due gambe, è alto un metro e novanta e di certo può muovere le gambe.

Quindi la sera del primo incontro lo aspettiamo tutte con gioia: Luca sarà il nostro principe.

Grazia e Luca arrivano e indossano la maglia The Running Princess. E’ una maglia da donna e su un ragazzone come Luca fa un effetto decisamente non “alla moda”.

Partiamo verso il parco. Le ragazze corrono e Luca si blocca.

Io non so come reagire, decido di non reagire. Lascio che si abitui all’idea che è qui con noi. Io accompagno le ragazze sul sentiero dei Parchi e ogni tanto sento Grazia al telefono, che poco dopo ritorna indietro. Non so se considerarlo un fallimento, preferisco pensare che sia un’avvicinamento.

Il secondo appuntamento va meglio. Partiamo direttamente dal sentiero 14. Luca si presenta con un cartello dove ha scritto “W The Running Princess”. Grazia lo tiene per mano e papà li accompagna di auto e aspetta che tornino.

Le ragazze lo salutano e lo abbracciano e Luca sorride.

Saliamo per il sentiero faticosamente, ma questa volta non si rifiuta. Qualche volta si blocca, ma in molti tratti prende l’abbrivio e corre.

Le ragazze corrono per qualche tratto e ci aspettano.

Il gruppo è tutto.

Il gruppo è la chiave di lettura di questa storia. Un gruppo di persone aperte alla diversità, di persone che sanno vedere la bellezza dell’essere umani e non tutti uguali.

La sera succede l’insperato. Mi chiama Pietro, l’organizzatore di “Un miglio per l’autismo”, una manifestazione sportiva dedicata a questa condizione psicologica.

Immediatamente giro l’informazione a Grazia.

Ed è così che Luca, il 2 giugno, sarà allo Stadio Primo Nebiolo a Torino e percorrerà il suo primo miglio.

Il dialogo che avviene in queste ore di camminata è un dialogo silenzioso, ma non del tutto unilaterale. Luca canta i suoi mantra e cammina. Ogni due o tre minuti si ferma e vuole cambiare direzione, trascinando me e Grazia verso un dove che conosce solo lui. Ci teniamo per mano e per la prima volta tengo la mano ad una persona che non si lamenta perchè la mia suda. Ogni tanto gli spunta un sorriso, quasi beffardo, come se sorridesse del fatto che siamo lì per lui. In un qualche modo ci tiene in pugno, mentre noi due stiamo lì aspettando il momento in cui questo lento camminare si trasformi in corsa.

In alcuni momenti, soprattutto nelle discese, Luca ci lascia la mano e corre, da solo, fortissimo, come se si prendesse tutta la libertà in un istante. Come se di questa ebbrezza avesse sete.

In quegli istanti corriamo anche noi, dietro a Luca più che con Luca.

Non so dire se sia l’inizio di qualcosa di buono, ma ogni volta rincaso con un qualcosa in più che mi regala questo ragazzo. Penso che nella sua mente, dietro quegli occhi azzurri e quel viso da ragazzino, ci sia un mondo che noi non conosciamo.

E che mi piacerebbe conoscere.

Vi diamo appuntamento al 2 giugno per Un miglio per l’autismo.

Questa manifestazione è aperta a tutti, i cosiddetti “normodotati” e i runners autistici, bambini e adulti.Due zampe, quattro zampe, ruote.

Preiscrizioni un miglio per l’autismo

RunningCharlotte
RunningCharlotte
Perché la corsa è uno stile di vita e ad ogni passo ci fa crescere un po’ e perché non bisogna essere campioni per correre, basta mettere un passo dietro l’altro. Keep in running.
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