Il Cammino Sostenibile: l’equipaggiamento sostenibile è di qualità

Ho pensato molto a cosa portare in questo trekking per essere il più possibile sostenibile.

Cosa significa equipaggiamento sostenibile?

Ho contattato Skialper, che nel numero di maggio ha pubblicato un intero volume su sostenibilità e outdoor e ho parlato con Claudio Primavesi, direttore della rivista.

Quali fibre? Quali materiali? Meglio il sintetico o le fibre naturali?

L’abbigliamento Sostenibile

Oggi molte aziende di outdoor fanno ricerche approfondite sui materiali da usare.

Alcune prediligono la fibra naturale, come la lana o il cotone, purchè prodotti con una certificazione ambientale. Altri invece si concentrano su fibre altamente tecnologiche, che permettano prestazioni incredibili con il minor uso di materiale possibile.

Si è parlato di microplastiche, cioè quelle particelle di plastica non percepibili che si staccano dai prodotti in plastica e si mescolano a qualsiasi oggetto. Alcune ricerche del WWF dicono che in una settimana ingeriamo plastica pari ad una carta di credito.

Esistono prodotti tessili che non disperdono microplastiche.

Io credo che la chiave principale sia acquistare e utilizzare prodotti di altissima qualità.

Ad oggi le possibilità produttive globali ci permettono di avere sul mercato indumenti a bassissimo costo. Felpe che costano meno di 10€, t-shirt meno di 5€, pantaloni all’apparenza tecnici a 19,90€.

Questi prodotti hanno inevitabilmente influenzato il nostro percepito sul mercato. Da quando ho iniziato a lavorare presso SportLand, un negozio multi-sport con un reparto Outdoor da leccarsi i baffi, in molti mi hanno sollevato dubbi sul costo dei prodotti. Il riferimento chiaro era al mercato low-cost.

Per questo voglio farvi riflettere.

Quanta parte del costo di un prodotto va nella ricerca e nello sviluppo tecnologico, quanta nei costi di produzione e quanta nell’utile aziendale?

Se un prodotto è frutto di una ricerca accurata, di una produzione che sostiene i costi del lavoro con standard CE, se utilizza materiali di altissima qualità, quanto deve costare?

E così, tra queste riflessioni, mi ritrovo a fare lo zaino e scegliere cosa metterci.

L’equipaggiamento più sostenibile è quello che è già nel tuo armadio (se lo hai scelto valido in partenza)

Così faccio l’elenco di cosa mi serve e di cosa mi manca. Polartec mi ha inviato una nuovissima giacca in Power Air.

Questo materiale utilizza meno fibra, ne disperde 5 volte meno nell’ambiente, è altamente efficiente e usa gran parte del poliestere riciclato.

Il risultato è un materiale morbido ed estremamente caldo ed elastico con una altissima durabilità.

Ho acquistato in negozio le scarpe, di Salewa, le MTN Trainer low. Ho scelto un modello da ferrata, basso sulla caviglia, ma estremamente resistente. Le Dolomiti presentano tratti impervi e le sole scarpe da trail che già possiedo non mi parevano ok, mentre gli scarponi da alpinismo che uso oramai da 10 anni sembravano troppo.

A parte questi due capi, tutto il resto era già nel mio armadio.

Due T-shirt di Salomon in cotone e poliestere, una di REDA Rewoolution in lana Merinos, un di THE North face in tessuto elastico (la mia preferita). Poi un vecchio short da trekking, un pantalone lungo termico TNF, uno short da trail running.

Infine la mia giacca guscio preferita di The North Face, che oramai ha qualche anno e che mi ha accompagnata anche all’UTMB Ushuaia.

Calze, buff, guantini, tutto trovato nell’armadio.

Tema Zaino

Sullo Zaino la cosa si fa delicata.

Scegliere uno zaino non di qualità può rovinare il vostro trekking. Oramai da anni io mi affido a Osprey per i trekking.

Il mio zaino Osprey Tempest 40 litri è perfetto, malgrado le botte che ha ricevuto.

Comodo, traspirante e leggero, per me è un compagno insostituibile.

Per gli occhiali ho scelto un modello che mi è stato inviato da Cébé, gli S’Pring 2.0, con due set di lenti: categoria 3 e categoria 0, per giornate soleggiate e giornate uggiose.

Se dovete acquistare un equipaggiamento sostenibile, il mio consiglio è quello di rivolgervi a negozi specializzati e scegliere con accuratezza i capi, leggendo le etichette per scoprire che tipo di materiale usano.

Ora non resta che camminare e passare al terzo punto della sostenibilità: la sostenibilità psicologica.

Seguitemi in questa settimana, perchè vi racconterò le mie giornate.

 

RunningCharlotte
RunningCharlotte
Perché la corsa è uno stile di vita e ad ogni passo ci fa crescere un po’ e perché non bisogna essere campioni per correre, basta mettere un passo dietro l’altro. Keep in running.
Recommended Posts

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: