MARATON VALENCIA: un’esperienza da fare una volta nella vita

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Ogni runner ha dei sogni nel cassetto, anzi, ogni persona.

Il mio è quello di correre nei posti più belli del mondo, di viaggiare con le gambe e con la mente (e con l’aereo 😉 ), di assaporare come un’aria diversa faccia bene ai miei polmoni, di sentire il sangue che mi riempie le guance e i muscoli.

Correre in un luogo nuovo è come uscire per la prima volta con un ragazzo che ti piace, ma che non conosci. Resti in attesa di capire che effetto ti fa, se ti senti a tuo agio, se ti fa sorridere, se ha un buon profumo.

E Valencia, io che non l’avevo mai visitata, era un’incognita piena di aspettative.

Sono stata invitata dall’Ufficio del Turismo in occasione della celeberrima Maratòn Valencia, perchè Valencia è la “Ciudad del Running”, e non mi sono fatta scappare l’occasione.

Erano anni che desideravo correre questa Maratona: l’arrivo è esattamente in mezzo alla Città delle Arti e delle Scienze firmata Calatrava e sembra di correre abbracciati da un libro di Storia dell’Architettura.

Amo l’architettura aerea e leggera di Calatrava della maggior parte delle opere di questo architetto-ingegnere, non iniziamo con le polemiche sul ponte di Venezia eh…). 

Mi interessano francamente poco le critiche sugli “archistar” quando la composizione è tanto perfetta. Amo la genialità di chi sa progettare edifici enormi come se fossero scheletri di uccelli, come se da un momento all’altro spiccassero il volo…

Detto questo, niente maratona, mi sono dovuta “accontentare”. Ho corso i 42km tra Nizza e Cannes 7 giorni prima… una seconda maratona sarebbe stata troppo e non voglio tirarmi il collo, non ora.

Così ho fatto la 10km, che poi non c’è mica tanto da disdegnare… Sì, certo, fare una 10 km ad una Maratona ha quel gusto un po’ amaro per una orgogliosa come me… 

Mi sono sentita nella veste della “moglie del maratoneta”, quella che accompagna il marito runner che vede maratona, solo maratona e nient’altro che maratona e allora si fa la sua corsa “in do minore”.

Non mi era mai successo, non lo avevo mai “permesso”, figuriamoci 😉 !

Che idea stupida, 10.000 metri è una distanza divertente e perfetta per “battersi” un po’: gambe e fiato contro tempo e sudore.

E poi l’arrivo è lo stesso della maratona. Non potevo perdermelo.

16.000 sono i maratoneti, 8.500 i “velocisti”dei 10K, per un totale di quasi 25.000 persone.

La partenza è affollata, chiassosa, io sono in ultima griglia e c’è un gran casino di donne, bambini, gente che ride…

Mi sento un pesce fuor d’acqua in mezzo a queste persone che del chrono se ne fregano. Rifletto e mi rendo conto che nel momento stesso in cui ho un pettorale attaccato, non sono capace di pensare in modo “ludico” alla corsa. Che peccato…

Ieri sera mi sono addormentata pensando che non avrei guardato il tempo. Stamattina mi sarei accontentata di stare sotto i 50 minuti. Ora miro ad essere almeno intorno ai 45…

Incorreggibile.

Ma torniamo alla folla: bella, colorata, delirante. Una festa. Anche tra i maratoneti vedo poca tensione. Io sono la più tesa e nemmeno sono qui per gareggiare… Che testa di rapa…

Ad un certo punto un brevissimo segnale di silenzio e la folla tace. Tutta, neanche un fiato, per 60 secondi.

Sono i 60 secondi dedicati a ricordare le vittime degli attentati a Parigi. Si sentono solo gli elicotteri che volano. Un’atmosfera surreale. Spariscono i sorrisi e si levano le preghiere.

Partiamo, lenti, lentissimi, tra ragazzi urlanti e travestimenti simpatici.

Scalpito e faccio lo slalom in mezzo alla folla.

Ne approfitto per fare qualche foto: al 2ndo km due ragazzi corrono per mano, innamorati e fiduciosi, con il sole che sembra voler sacralizzare la loro unione.

Agni 500 metri una band suona la sua musica. 

Sul tracciato della Maratona i punti di animazione sono 106. 

106, capito, 106! Non 10, 106… Gli Spagnoli…

Dopo i primi due km lentissimi raggiungo chi va alla mia velocità e mi sento meglio. Mi sento nella mia bolla.

Corro bene, l’aria è buona e leggera, le gambe si scaldano e io sono felice.

Ad un certo punto il tracciato della 10km intercetta la testa della maratona: una ventina abbondante di ragazzi, direi tutti africani, corre come se non facesse nessuno sforzo: vanno molto più veloci di me e io mi fermo e li filmo. Il tempo in questo istante non esiste.

Troppo bello il gesto di quelle gambe, troppo bella la leggerezza di quel gesto.

Quando riparto cerco di meditare sulla danza di corsa di questi piccoli uomini e cerco di assorbirne un po’ per osmosi.

Forse funziona, perchè inizio a superare molta gente…

L’arrivo è incredibile, su questo lungo tappeto azzurro come il cielo, accanto l’acqua.

Calatrava approva: la leggerezza della corsa si sposa con la leggerezza della sua architettura.

Il sole, la gente, il blu… ma non voglio assaporare tutto ora, l’anno prossimo voglio che il km dell’arrivo sia il 42 e voglio tenere un po’ di questa ebrezza da parte per quando sarà il momento.

Tornerò a Valencia, tornerò, questa volta per la Maratòn Valencia.

Troppo, troppo, troppo bella.

Ah… alla fine chiudo in 44’48” malgrado i primi 2 km. Incorreggibile… o forse è stata l’influenza degli africani in testa alla gara?

Guardatevi il video e ditemi 😉

RunningCharlotte
RunningCharlotte
Perché la corsa è uno stile di vita e ad ogni passo ci fa crescere un po’ e perché non bisogna essere campioni per correre, basta mettere un passo dietro l’altro. Keep in running.
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