La corsa degli anti-eroi: forti, semplici e senza le calze abbinate

Ogni tanto ho bisogno di staccarmi dal mondo della corsa, devo prendere una boccata d’aria. Per farlo vengo a casa, ad Aosta e corro tutti i giorni.
Un paradosso? No, certo che no, perché qui ritrovo quello che della corsa amo, quello che mi fa correre ogni mattina, quello di cui mi sono innamorata: il gesto, il fascino, i racconti di grandi gare, il sudore, la fatica. Qui ritrovo la podista che sono e che sono sempre stata. Qui mi stacco dal mondo del running correndo 100km a settimana.

Ora approfondisco, meglio chiarire credo.

La verità è che sono stanca ogni tanto, sopraffatta oserei dire. Apro i social e vedo troppi colori abbinati, troppi racconti strappalacrime, imprese che sembrano epiche e poi sono solo “passeggiate”. Scrollo Strava e sono tutti eroi. Belli, ben vestiti, ben muscolati, ben tatuati. Cerco il nome sul portale della Federazione: “per che società corre?”. E non lo trovo. Social Run, Shake Out Run, Mega Marathon All Over The World. Fuochi d’artificio, lustrini, divise attillate in tessuti che sfidano l’iperspazio, occhiali da robocop. Ma l’atletica dov’è?

Video perfetti con lunghe gambe e volti magnifici, che invidio guardando le mie rughe e le leve corte che Natura mi ha dato. Sembra che il mondo del running oggi sia tutto BELLISSIMO, EPICO, EROICO, ma io mi sento normale e non mi riconosco. Io voglio vedere il gesto atletico, mi appassiono per 10ms tolti al tempo d’appoggio, osservo la falcata, i volti distesi nello sforzo. Allora per tornare a calmare la mia mente che ha sempre più dubbi, accendo Eurosport e cerco qualche Golden Gala che ho registrato, una maratona internazionale e mi metto a guardare. Non importa la disciplina, solo i lanci non mi fanno fremere, per il resto che siano 3000 siepi, Salto Triplo, Asta o 400m piani va bene tutto. Per qualche ora ritrovo quel fascino, quello del’Atletica.

Oppure, vengo ad Aosta, o vado in provincia, dove lo sport è nel DNA più che nel profilo Instagram.

Credetemi, non è una critica a nessuno. Va benissimo così, va benissimo il fashion running, vanno benissimo i calzini bianchi perché sono di moda, sono io che ho bisogno di altro, sono io il “problema”.

Torno ad Aosta e me ne vado in ciclabile, poi all’area verde a Gressan: 1000m misurati di asfalto con in mezzo un grande prato, qualche mucca che ogni tanto osserva, il cavalcavia dell’autostrada che passa la Dora di fianco, la chiesetta con il suo campanile che fa da vedetta. Qui incontro sempre gli stessi, quelli che corrono perché molti anni fa hanno guardato un po’ troppo la pista di tartan e “zac” ci sono caduti dentro con gambe e cuore, quelli che corrono perchè è un bellissimo gioco, un gioco che conoscono da sempre e che hanno impresso nelle cellule cerebrali. I calzini bianchi li hanno perché sono quelli che hanno trovato più comodi, ma l’obiettivo è solo dare sfogo alla voglia di giocare a chi va più forte. Poche gare, locali, qualche esperienza internazionale se c’è occasione. Ma vanno al bar e parlano di come è andata la giornata al lavoro, non di HRV, nè di Tik Tok.

Eppure corrono a 4’00” al km se la giornata è di quelle no. E non si sentono nessuno.

Io qui ritrovo il piacere di allenarmi, ritrovo il contatto con me stessa. Non ho bisogno di un racconto epico, di una storia di rivincita personale per motivarmi. Corro e basta, corro per istinto, corro per gioco. Torno a correre per la voglia di sentirmi nuda di fronte alla realtà. E se ti senti bene da “nudo”, se non hai più nulla da nascondere a te stesso, non ha nessuna importanza se non racconti nulla di eclatante, perché non c’è nulla da raccontare e basta.
Corri, forte, con la maglia che ti sta comoda e le montagne che ti guardano. Corri e basta.

Corri, nel mondo degli anti-eroi, corri più forte che puoi, senza il peso di un reel da montare. Questo è il mondo della corsa che mi appartiene e a cui appartengo. Forse in via d’estinzione.

 

RunningCharlotte
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Perché la corsa è uno stile di vita e ad ogni passo ci fa crescere un po’ e perché non bisogna essere campioni per correre, basta mettere un passo dietro l’altro. Keep in running.
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  • Domenica Restuccia
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    Che bello aver letto le tue parole. Questi tuoi pensieri li ho quando corro a “casa” il meraviglioso Parco Nord, teatro dei allenamenti di Maratone, mezze…e degli incontri, sempre gli stessi da anni, e chi se ne frega dei calzini se non sono abbinati. L’amore per la corsa va oltre…😃 Leggerti è sempre piacevole. Grazie

  • swaggenerouslyeadd152a49
    Rispondi

    Hai perfettamente ragione; io corro solo da 7 anni e sono arrivata alla corsa in tarda età. Mi diverto, mi rilassa, mi fa sentire libera e felice. Non ce la posso fare neanch’io a vedere quelli/e che arrivano e sembrano che siano andate al bar a fare colazione, oppure truccate e bellissime, sempre in tiro. E’ vero sono giovani ed io vecchia ma danno della corsa una cosa leggera che possono fare tutti e non è così; tanto sacrificio per poi magare restare sempre sul medesimo tempo.. però fanno passare il messaggio che tutti lo poso no fare e poi si vede delle scene apocalittiche alle maratone. 42 CHILOMETRI sono 42 CHILOMETRI non sono una passeggita.

    • admin
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      Sì, beh io ne faccio più un discorso di cultura dell’atletica. Ogni tanto questo mondo di persone che devono per forza raccontare qualche storia di rivincita personale attraverso la corsa mi è di troppo. Io stessa ho usato la corsa come appiglio in molti frangenti, ma ritornare alle basi mi serve per riportare tutto alla giusta dimensione: non c’è molto di eroico nell’allenarsi, è una attività piacevole, in cui ci ritroviamo, ci divertiamo, giochiamo. Volerla per forza ricoprire di altri significati, infiocchettare, rendere bella a tutti i costi penso sia un’esagerazione del nostro tempo.

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