Ve la racconto io la Maratona di Roma… By Charlotte

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Vorrei parlarvi delle emozioni che ho provato, ma non so per niente se riesco ad esprimerle, quindi vi parlo degli aspetti tecnici, sperando che scrivendo mi vengano le parole giuste per esprimere tutto.

Sono arrivata a Roma per correre per la seconda volta la più bella maratona dìItalia. La prima volta ero venuta accompagnata dal mio ex marito, ora sono venuta accompagnata dalle 4girls (o meglio dalle altre 3).

Esperienza diversa, ma mi rendo conto che in 3 anni le cose si sono fatte più nitide per me. 3 anni fa sono partita avendo molta meno esperienza del mio cuore, avendone esplorata solo una piccola parte. 3 anni fa sono partita per godermela, per arrivare in fondo, senza troppe aspettative, grata già di fare quello che stavo facendo.

Quest’anno sono partita agguerrita, con sulle spalle il carico di molte consapevolezze in più, con l’idea che poco mi importava di quanto avrei sofferto, ma in ogni caso ce l’avrei fatta.

In 3 anni ho imparato ad accettare la sofferenza come parte della vita e superarla, combatterla e andare oltre.

Insomma, veniamo alla maratona! Ho fatto quello che non si deve fare: sono partita a ritmo, anzi, leggermente oltre, insomma volevo chiuderla sotto ai 5’/km e sono partita a 4’40”.

Non si fa mai… Il dok Massarini, forse un po’ troppo conservativo nel mio caso (ho sempre i battiti molto alti e sto vivendo un periodo lavorativo pesante e giustamente lui non mi tira troppo), mi aveva consigliato di partire a 5’10”. Io non ci sono riuscita. Partire troppo lentamente mi mette l’ansia, perchè so che poi devo recuperare e so che se per caso non riesco a recuperare, la gara è persa e mi abbatto.

Se infatti faccio il primi 21 a 5’10”, poi gli altri 21 km li dovrei fare tutti a 4’50”. E se non ci riesco? Insomma troppa ansia…

Quindi ho fatto i primi 21km a 4’45”, in modo da avere ancora margine per sbagliare nei successivi 21. So che a 35 arriva il muro e so che allora avrò bisogno di rallentare senza angosciarmi, so che avrò bisogno di potermi fermare al ristoro senza l’ansia dell’orologio.

E così è stato: gli ultimi 7km li ho fatto sopra i 5′, anzi, al ristoro del 40esimo mi sono fermata almeno 20 secondi a bere con calma.

Non si fanno così le gare? Vero… ma così non ho avuto il panico nemmeno un secondo (gli ultimi 5km non lo avevo solo perchè non capivo più nulla 😉 )

E’ arrivato il muro? Certo che è arrivato, come previsto al 35esimo mi si è abbattuto sulle gambe, ma non sulla testa. Ok, facevo fatica. E allora? CHISSENEFREGA, la fatica fa parte della vita e significa solo che ce la stai mettendo tutta.

3ore 27 minuti e 37 secondi

Migliorato il mio tempi di 6 minuti.

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Questa Maratona l’avevo dedicata a me, solo a me e l’ho corsa con me stessa, mettendoci ogni pensiero, ogni lacrima. Ho pianto, ho pensato, mi sono trovata, persa e ritrovata. Mentre le mie gambe soffrivano, la mia mente gioiva. Perchè… perchè alla fine, dopo tutto, dopo il senso di colpa, dopo il senso di fallimento per aver distrutto una parte della mia vita, mi sono resa conto che sto ricostruendo l’altra parte ed è bellissima questa parte, e andrà bene, e sarà felice. Dopo tutto il dolore, mi sono ritrovata forte, più forte, più forte di quella ragazza di tre anni fa, che la Maratona di Roma l’ha corsa solo per arrivare in fondo, perchè tanto non aveva altre ambizioni.

60esima, sono arrivata sessantesima. Non è un podio, ma è stupendo, stupendo.

Grazie Girls, grazie Dok Massarini per il training (anche se non ho obbedito per la tattica), grazie New Balance Italia per il supporto e TomTom per il timing.

Grazie alle mie gambe, grazie al mio cuore e grazie a me stessa.

Leggi la Maratona di Elena

Leggi la Maratona di Sara

diploma maratona

RunningCharlotte
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Perché la corsa è uno stile di vita e ad ogni passo ci fa crescere un po’ e perché non bisogna essere campioni per correre, basta mettere un passo dietro l’altro. Keep in running.
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